La posizione dell’Unione Europea sulle quote Immigrazione

La posizione dell’Unione Europea sulle quote Immigrazione

Gli ultimi tre anni hanno visto emergere in modo prepotente il problema dell’immigrazione verso le coste di Italia, Grecia e Spagna, paesi maggiormente esposti a causa della vicinanza con le coste della Libia, fronte da cui partono i migranti. Come si è posta l’Europa di fronte a questa emergenza?L’intervento dell’Unione Europea di fronte al problema dell’accoglienza dei migranti è stata più volte posta dall’Italia, infatti, il diritto internazionale richiede di prestare soccorso ai migranti in mare, ma non sempre l’Unione Europea è stata disposta ad aiutare i Paesi maggiormente esposti. Ciò è dovuto soprattutto alle diverse posizioni dei Paesi membri.
Se Austria e Svezia hanno accolto numerosi migranti, la Germania inizialmente ha mostrato una certa sensibilità e in seguito ha cambiato posizione, mentre l’Ungheria non ha mai dimostrato particolare disponibilità.Per cercare di riequilibrare le posizioni è intervenuta l’Unione Europea che ha deciso di attuare la relocation, cioè la ricollocazione dei profughi. L’accordo ha visto la luce nel settembre del 2015 e prevedeva la ricollocazione di 160.000 migranti che dall’Italia e dalla Grecia dovevano essere distribuiti in modo equo nei diversi Paesi dell’Unione Europea. Il piano prevedeva che l’operazione dovesse terminare nel settembre 2017, ma da allora ad oggi sono state ricollocate solo 23.000 persone, corrispondenti al 22% della quota prevista inizialmente. Di questi circa 16 mila provengono dalla Grecia e poco più di 7 mila dall’Italia che si trova in una posizione economica migliore rispetto a quella della Grecia.
Molti però attendono una proroga dei termini dell’operazione.Caso emblematico è quello della Polonia dove fino ad ora non sono giunti migranti, insieme anche all’Ungheria. Tra i Paesi che hanno accolto buona parte dei migranti destinati vi è il Portogallo che ha accolto il 47% dei rifugiati da ricollocare, buoni risultati di accoglienza anche per Norvegia e Finlandia. Nel frattempo l’Unione Europea cerca di arginare i flussi con operazioni mirate svolte soprattutto sulle coste libiche dove sono previsti maggiori controlli, sovvenzionati con finanziamenti dell’Unione Europea.
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