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Ripartire con l’iniziativa dei Retake

Ci ha provato già Roma, dando dimostrazione all’Italia intera che i cittadini possono e devono fare qualcosa per rendere più vivibile possibile la propria città. Il Retake è l’iniziativa del futuro, quella che tutti i comuni dovrebbero perseguire per intervenire lì dove le istituzioni sembrano non essere interessate. Il discorso vale soprattutto per i piccoli comuni, quelli veramente dimenticati, per i quali nessuno sogna di far qualcosa. Nessuno, tranne i cittadini, appunto. Sono loro che, armandosi di buona volontà e, soprattutto, di rendere migliore il posto in cui vivono, possono intraprendere la strada del Retake. Il termine non è scelto a caso: dall’inglese, retake vuol dire “riprendere” e fa riferimento alla possibilità di recuperare le aree degradate della propria città e di restituirle ai cittadini affinchè siano essi stessi a ridare loro nuova vita. E’ questa l’iniziativa proposta a Roma ed è questa l’intenzione che si vuole diffondere capillarmente nel resto dell’Italia e, perchè no, nel resto del mondo.

Non è passato molto tempo da quando, ad ottobre del 2015, lo Stato Italiano ha stanziato un finanziamento pari a 200 milioni di euro da stanziare a favore di “Interventi per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate”. Ma quante periferie abbandonate, quante strade malmesse, quanti edifici fatiscenti sono stati veramente oggetto di “interventi di riqualificazione”? La risposta è pochi, veramente pochi. Il motivo è probabilmente da attribuire al fatto che, inevitabilmente, chi non vive la città non è interessato a “riprenderla”. Al contrario, chi percepisce queste zone come reali disagi per i cittadini è il cittadino stesso, a cui, attraverso il Retake, viene data la possibilità di intervenire concretamente.

L’iniziativa è semplice da attuare, motivo per cui è facilmente scalabile dalla grande metropoli come Roma al piccolo paese. E, anzi, è altamente probabile che, in quest’ultimo caso, il Retake sia un’iniziativa ancora più facile da mettere in atto, complice il fatto che potrebbe esistere già uno spirito di collaborazione proprio dei centri urbani di piccole dimensioni. Le modalità per intraprendere la strada del Retake sono molteplici. Creare comitati di quartiere o associazioni no profit potrebbe essere una possibilità attraverso la quale procedere all’iniziativa vera e propria. Il passo successivo consiste nell’acquisizione di queste aree abbandonate e nello studio delle strategie di intervento: il recupero di un’area incolta attraverso la collocazione di piante ornamentali o profumate, trasformazione di un edificio dismesso in un centro comunitario messo a disposizione dell’intera cittadinanza, realizzazione di un parco giochi per i bambini a partire da materiale di recupero. Qualsiasi idea che abbia come obiettivo quello di rendere nuovamente vivibile un’area dove attualmente la vita non c’è potrebbe essere condivisa e realizzata insieme a tutti i membri del comitato.

L’importante è che l’intento sia sempre quello del bene comune e di “riprendere” una parte della città per restituirla alla comunità.

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